Chiesa della SS. Annunziata

La chiesa della SS. Annunziatachiesa della SS. Annunziata, al centro del quartiere omonimo, è collocata come quinta sceno­grafica della piazza antistante, circondata da case gentilizie riferibili alla fine dell´Ottocento e ai primi del Novecento. Fu costruita (l´interno) durante la prima metà del sec. XVIII. Ha un impianto planimetrico basilicale, a tre navate, divise da robusti pilastri decorati da lesene scanalate con capitelli corinzi.

Non sappiamo se il pro­spetto settecentesco fosse rispondente a un disegno anonimo da attribuire al­l´architetto netino Paolo Labisi. Sicuramente il Labisi, attivo prevalente­mente a Noto, firma nel 1779 i fogli riguardanti disegni della sagrestia (realizzati in parte) e di una cappella laterale del transetto (non realizzata).

Nel 1869 la facciata subì un crollo; fu ricostruita subito dopo dal capomastro Carlo Di Gregorio con esiti poco felici. Negli stessi anni vengono ricostruite le cupole delle navate laterali.

L´interno è decorato da un coerente e interessante ciclo di stucchi ad opera di Giuseppe Gianforma (1750 circa).

Tra le opere d´arte si segnalano:

  • L´Annunciazione (olio su tela, sec. XVIII, altare centrale), L´Adorazione dei Magi (olio su tela, sec. XVIII), S. Maria dell´ Itria (olio su tela),
  • S. Vito (scultura), la cassa reliquiaria in argento; in sagrestia si trovano la tavola tardorinascimentale raffigurante L ´Annunciazione, la tela di S. Andrea Avellino (sec. XVII), la tela raffigurante un componente della famiglia Statella (sec. XVIII).

Stucchi
Gli stucchi che ornano l´interno della chiesa della SS. Annunziata sono attribuiti, in gran parte, a Giuseppe Gianforma, un artista palermitano stabilitosi a Ispica intorno al 1740 ed attivo, tra il 1740 e il 1770, in tutta l´area iblea: Modica, Scicli, Chiaramonte, Noto. Il ciclo comprende gli altorilievi della volta della navata centrale (Giuditta e Oloferne, la Prova di Gedeone, Gioele e Sisara, L´Annunzio ad Abramo), del transetto (Davide e Golia, Il Sacrificio di Isacco), dei pennacchi angolari (simboli dei quattro evangelisti), e dell´abside (Profezia di Isaia, Natività e Adorazione dei Magi).

Giuseppe Gianforma propone modelli classicisti all´interno di una cultura tardobarocca. Non mancano, in qualche particolare, elementi di vivace espressivita realistica.

Difficile risulta distinguere lo stile di Giuseppe rispetto a quello dei figli Gioacchino e Giovanni, quest´ultimo sicuramente artista più valido rispetto al padre (non risulta chiara ancora la fisionomia di Gioacchino). Possono attribuirsi a Giovanni le sculture allegoriche a tutto tondo poste nell´abside centrale a fianco all´altare, co­me pure le sculture poste ai lati degli altari del transetto, figure che rimandano alle iconografie serpottiane di Palermo.

Da riferire agli ultimi decenni del ´700 sono le decorazioni in stucco della sagrestia, molto eleganti e vivaci per grazia e leggerezza, secondo un disegno rocaille.

Un secondo intervento inte­grativo di stucchi per l´interno della chiesa è da collocare nell´Ottocento: in particolar modo per le fasce a quadrati blu con rosette, per le cupole delle na­vate laterali e, fors´anche, per la cupola centrale.

L´arte nella chiesa della SS. Annunziata
Annunciazione (olio su tavola cm. 250x205)
L´opera anonima, da collocare intorno alla metà del secolo XVI, traduce in forme popolari un impianto compositivo dotto.
Maria è collocata in un vano architettonico che ha una rapida fuga prospettica. Centro iconografico del dipinto è un pilastro con colonna addossata poggianti un pavimento a scacchiera davanti ad un paesaggio naturale. Le gamme cromatiche sono nitide all´interno di un disegno sicuro, ritmicamente modulato. L´opera, originariamente, si trovava nella chiesa dell´Annunziata annessa al Palazzo Marchionale.
Teresa Pugliatti, dopo il restauro del 1988 che ha messo in luce la data 1544, nota, per un verso, richiami stilistici antonelliani nell´inquadratura dell´abitacolo e nelle decorazioni dei capitelli, per l´altro citazioni «archeologizzanti del primo Cinquecento con elementi di tipilogia bramantesca per la volticella». «Nell´insieme- scrive la Pugliatti-l´opera presenta una sua originalità, se pure in buona misura involontaria, da parte del suo autore che rivela, insieme con le incertezze stilistiche, una freschezza naive decisamente attraente».

L´opera (olio su tela) riferibile al Settecento è di buona fattura. Alcuni tratti stilistici fanno pensare a Vito D´Anna. La gamma cromatica utilizzata è varia: dal rosso porpora della veste di Maria al blu del mantello, dal bianco dorato al rosa pallido e agli azzurrini delle vesti dell´angelo, all´intensa luce dorata del cielo intorno alla colomba dello Spirito Santo. L´incarnato rende una bellezza dolce e serafica. L´attribuzione al D´Anna viene fatta anche dalla Citti Siracusano che colloca la tela tra le ultime del maestro, vicina, cronologi­camente, alla tela di S. Maria Maggiore nella stessa città. Un´opera pregevole per il robusto impianto di primo piano dei protagonisti, con una chiarezza compositiva abbastanza rara nella pittura settecentesca. Di particolare bellezza per il sapiente uso dei grigi e dei gialli, l´Angelo Annunziante.

S. Andrea Avellino
S. Andrea Avellino (olio su tela). Raro esempio di pittura (di ottima fattura) secentesca nell´area iblea. L´opera è anonima. Il santo è rappresentato di profilo, in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l´alto, affiancato in basso a sinistra da un personaggio in controluce. La luce radente, in diagonale, scende di spalle, determinando forti contrasti chiaroscurali, su un fondale scuro. La pennellata densa e fluida ammorbidisce i volumi. Il santo manifesta nel volto dignità e forza d´animo.

Ritratto di un membro della famiglia Statella (sec. XVIII)
Ripreso ritto, in piedi, all´interno di una stanza arredata da una tenda raccolta all´angolo sinistro in alto e da un tavolo, tiene con la destra una collana con un´onorificenza e poggia la sinistra sull´imboccatura dello spadino. Indossa sopra la camicia bianca la sottomarsina color avorio ricamata a motivi floreali d´oro e la marsina azzurra ad ampie falde quadre e con alti e larghi paramani; i calzoni neri, corti, aderenti sopra il ginocchio sono stretti da bottoni d´oro; le calze sono bianche e le scarpine sono strette da fibbie. Il volto giovanile è molto vivace. L´opera, anonima, è di buona fattura.

Simulacro del SS. Cristo con la Croce
Il gruppo del SS. Cristo con la Croce è un´opera in cartapesta di fattura artigianale riferibile alla prima metà del Settecento. Prevalente è il valore devozionale, essendo l´opera più venerata all´interno della chiesa della SS. Annunziata. Rappresenta Cristo che sale al Calvario, con la croce sulle spalle, tra due carnefici che lo colpiscono violentemente. Il simulacro è legato ai riti del Venerdi Santo.

Cassa reliquiaria in argento e bronzo (1738)
Cassa reliquiaria in argento e bronzo dorato. I quattro lati sono ornati da bassorilievi in lamina d´argento raffiguranti protomartiri e protovergini racchiusi in nicchie con catino a conchiglia. Le nicchie sono intervallate da semicolonne tortili.
Anche il coperchio è ornato da fregi floreali e da quattro medaglioni mistilinei con raffigurazioni di santi.

Ostensorio in argento (sec. XVIII)
La base è divisa in tre campi da volute su cui sono poste tre statuette raffiguranti la Fortezza, la Temperanza e La Mansuetudine. Sulle tre superfici sono rappresentate a sbalzo tre storie bibliche: Cristo e la Samaritana, Il miracolo del cieco, Il sacrificio di Melchisedech. Sul fusto si trova la rappresentazione del Sacrificio di Isacco. La sfera è composta da raggi diradati, legati insieme da una ghirlanda esterna e da una corona di spine. Marchi: stemma di Messina, DF 98.

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