Cava d'Ispica

Cava d´Ispica è un´incisione valliva lunga 13 km nel territorio dei comuni di Ispica e di Modica. In uno scenario naturale di affascinante suggestione fatto di rocce calcaree cinerine con macchie color ruggine e ricco di una varia flora mediterranea, si situano insediamenti trogloditici, santuarietti e necropoli. Ci si imbatte in grotte delle più varie forme: grandi fenditure naturali, tombe a grotticella scavate su pareti perpendicolari in parte irraggiun­gibili, incisioni a forma di parallelepipedi scoperchiati e dimezzati per avvenuti crolli, il tutto in un contesto naturale che resta ancora incontaminato e che consente, ai pochi contadini rimasti, di coltivare fiorenti orti.

La continuità abitativa dell´area parte dall´età del bronzo per arrivare ai nostri giorni, con una frequentazione più intensa tra i secoli IV e VIII d.C., da mettere in relazione con il movimento monastico che dall´Oriente si diffuse nel Mediterraneo occidentale.

La prima attenzione per l´area si ebbe alla fine del ´700, a partire dallo Chatelet e dallo Houel che inserirono immagini della Cava nei volumi di incisioni relative alla Sicilia archeologica. Le citazioni visive e letterarie furono seguite, tra l´Ottocento e il Novecento, dalle attenzioni di archeologi e storici (Holm, Orsi, Pace).

Cava d´Ispica Sud
Un punto di partenza per la conoscenza di Cava d´Ispica è il bivio Ispica-Rosolini-Pachino­ Barriera, fuori dall´abitato di Ispica. Guardando verso la città si osserva lo sperone roccioso sul quale è posto il Convento dei Frati Minori. Lungo le pareti rocciose si trovano abitazioni rupestri e tombe scavate nella roccia.
Superando un ponte ci si addentra nella valle: sul lato destro, scavati nella roccia, sono situati santuarietti rupestri (S. Teodoro, S. Nicola, S. Rosalia, S. Gaetano), necropoli (la necropoli sicula di Scalaricotta con tombe a grotticella) oltre ad abitazioni rupestri (grotte Salnitro); sul lato sinistro si trovano i santuari rupestri e i ruderi delle chiese di Sant´Agata, S. Sebastiano, Sant´Anna, S. Bartolomeo.

La nuova zona archeologica del "Vignale San Giovanni"

Il posto, proprio all´ingresso del paese, all´imboccatura della Strada Barriera, da sempre noto come il "Vignale di San Giovanni", già da anni aveva fatto pensare alla possibilità che nascondesse segreti del passato.
Pochi anni addietro, l´Amministrazione Comunale in sinergia con la Sovrintendenza ai Beni Culturali, dopo qualche saggio, e grazie a un finaziamento europeo, ha deciso di avviare uno scavo sistematico, utilissimo per la ricostruzione storica di Cava Ispica lato sud.
Grazie agli scavi oggi è possibile visitare:
al centro del "Vignale", la chiesetta di San Giovanni: l´edificio attuale è probabilmente quel che resta di un´originaria struttura bizantina, come testimoniato dall´abside sporgente;
un sepolcreto a cielo aperto, costituito da oltre cinquanta tombe risalenti al V secolo d.C;
il restaurato "Mulino dei tre ladri" (il nome è stato tramandato dalla tradizione orale) dotato di un ingegnoso sistema di canalizzazioni in grado di farlo funzionare con le acque che sgorgavano dalla Cava;
catacombe e varie chiese rupestri adibite ad altri usi nei secoli successivi.
Un interessante esempio di archeologia industriale si trova salendo per i tornanti della Barriera a sinistra: è una calcara.
La fornace usata per la produzione di calce e in funzione fino a mezzo secolo addietro, nacque all´interno della chiesetta rupestre di San Sebastiano.
Quest´ultima presenta la tipica abside scavata nella roccia e un bel sedile in pietra per i presbiteri detto subsellium.
Di fronte basta guardare la parete rocciosa per ammirare la necropoli di Scalaricotta.

La rupe della "Forza"
Nascosta da una prima barriera di rocce, a destra dell´altura del Convento del Carmine, si colloca la «Forza», rupe contornata dalla profonda Cava Grande, una fortezza in un punto strategico che sbarrava l´ingresso a tutto l´interno della Cava ai nemici provenienti dalla terra e dal mare. La "Forza" fu il centro del nucleo urbano della città di Ispica prima del terremoto del 1693. Nell´area si sonotrovate tracce di insediamenti umani risalenti all´età del bronzo, databili tra il XIX e il XV secolo a.C., in particolare frammenti di pithoi, anforette biansate, utensili litici di selce e di ossidiana. Altri reperti si riferiscono al X e al IX secolo a.C., l´ultima fase della cultura di Pantalica, e alla fase della colonizzazione greca. Per l´età paleocristiana-bizantina bisogna spostarsi sulle pareti delle colline circostanti per trovare santuarietti rupestri. Per l´età medievale e rinascimentale nella «Forza» si trovano tracce abitative di una fortificazione riferibile ai secoli XV e XVI. Il sito fu abbandonato a causa del terremoto del 1693.

Ruderi della Chiesa dell´Annunziata
Della chiesa dell´Annunziata, posta nell´angolo sud del fortilizio restano, i tagli di fondazione nella roccia,il piano della navata occupato da numerose fosse sepolcrali e il piano dell´abside: la chiesa, originariamente dedicata a S. Pietro, fu organizzata, con ogni probabilità, secondo un impianto a croce latina, orientata in senso N-S, nel periodo degli Statella (secc. XVI-XVII). Vi si venerava il Cristo con la Croce, il cui culto è ancora vivo nella chiesa dell´Annunziata ricostruita dopo il terremoto del 1693 nella nuova Ispica.

Un piccolo Antiquarium
All´interno del parco archeologico della Forza una grotta è stata adibita ad Antiquarium. Vi sono sistemati i reperti rinvenuti nel sito: frammenti di pithoi, di anforette, utensili litici databili a partire dalla prima età del bronzo (sec. XVIII a.C.) fino alla prima colonizzazione greca (VIII sec. a.C.). Altri reperti in ceramica si riferiscono al periodo rinascimentale.

Il Palazzo Marchionale (ruderi)
Il palazzo, collocato sul lato meridionale della fortezza, ha impianto planimetrico a L, lo spazio antistante è occupato da un cortile pavimentato con ciottoli. Sul lato destro sono individuabili gli ambienti di servizio, con granai incassati nel piano del pavimento. Difficile dare indicazioni sugli altri vani tra cui un corridoio con piastrelle di pietra asfaltica e un vano con pavimento lastricato in rosso pompeiano; la base di una colonna posta nell´angolo Nord-Est fa ipotizzare un impianto monumentale scomparso. Il rinvenimento di frammenti ceramici bizantini fa pensare a una struttura riferibile a quel periodo, mentre nell´articolazione dei resti attuali è da individuare il palazzo della famiglia Caruso prima (sec. XV) e degli Statella dopo. Il palazzo demolito dal terremoto del 1693 non fu ricostruito.

Il Centoscale (dentro il Parco della Forza)
Sul lato N-E dello sperone roccioso si trova una lunga scala sotterranea di 280 gradini che conduce, in diagonale, all´interno della roccia, al fondovalle. Per quanto sia stata citata a partire dal sec. XVI dal Fazello, non abbiamo utili indicazioni per individuarne la funzione. Dato che il cunicolo si interrompe sotto il letto del torrente e non sbocca sull´altro versante è possibile che sia servito per 1´approvvigionamento idrico del Castello, per premunirsi in caso di attacchi nemici. La ininterrotta frequenza del sito, dal periodo arcaico greco fino a11´età moderna, in assenza di tracce archeologiche specifiche, rende impossibile, allo stato attuale, datare l´opera.

Santa Maria della Cava e altri siti archeologici
Scendendo dal parco archeologico della «Forza» nel fondovalle s´incontra la chiesa rupestre di S. Maria della Cava, costituita dalla parte absidale dell´omonima chiesa distrutta dal terremoto del 1693. Nell´interno, disadorno, sono ancora visibili tracce di affreschi di datazione incerta.
Di fronte alla chiesa rupestre si trova una grotta denominata «Conceria», con una successione di vasche per la lavorazione delle pelli. Proseguendo, lungo il fondovalle verso nord, sulla sinistra s´incontrano le grotte Lintana, un complesso rupestre formato da una fenditura verticale naturale e da diversi ambienti scavati nella roccia su più piani. Vi si notano tracce di affreschi che fanno pensare a un sito monastico medievale. A 300 metri circa da questo sito, andando oltre nel fondovalle, si arriva, per un sentiero scavato sul costone di destra, alla grotta che la tradizione orale considera abitazione di S. Ilarione, un monaco vissuto nel IV secolo d.C.
(Non essendoci sentieri facilmente percorribili per visitare altri siti archeologici è bene tornare indietro e raggiungere la Cava partendo dalla strada statale Ispica-Modica).

I siti archeologici di Cava d´Ispica Centro
Partendo da Ispica per Modica a 9,5 km. Si incontra un bivio. Si gira a destra. A 1,4 km. si trova una chiesa di recente costruzione. Si prosegue a destra per 1,8 km.: qui s´incontra una stradina sulla sinistra. Si percorre quest´ultima per 1,2 km. e si arriva in cima allo sperone del Castello, un insediamento rupestre a più piani particolarmente apprezzato dai viaggiatori europei tra ´700 e ´800 per la conformazione naturale imprendibile e per una primitiva vita patriarcale che ancora vi si attardava e che si dovette perpetuare fino agli inizi del ´900 (Di Stefano).
Facendo riferimento alla chiesa moderna di cui sopra, si va a destra per 3,8 km. Si raggiunge la cava per il grandioso complesso rupestre del Convento , un insediamento a più piani legato probabilmente a una comunità monastica. A 50 metri più a valle si trova il santuarietto rupestre di San´Alessandra, dove sono visibili tracce di affreschi.

La flora di Cava d´Ispica
L´attenzione per gli aspetti archeologici di Cava d´Ispica ha messo, spesso, in ombra gli aspetti natura­listici che sono altrettanto suggestivi e interessanti. Molte sono le piante da menzionare che si trovano lungo il percorso.
Tra le piante arboree si trovano il pioppo, il leccio, la quercia, il platano, il faggio, il bagolaro, il fico selvatico, il carrubo selvatico, 1´oleandro, il corbezzo­lo, 1´azzaloro, la palma nana, 1´olivo selvatico, il pero selvatico, il terebinto, la tamerice, il rovo, il mirto, il titimolo arboreo, la ginestra spinosa, la rosa di macchia, lo scotano, 1´ampelodesmo, il sambuco, la ferula, il timo.
Tra le piante erbacee si incontrano: il cappero, la clematide, 1´edera, il trachelio, il ciclamino, la ruta, l´orchidea, la nepetella, la campanula, la felce, l´aspa­rago dei boschi, l´asparago bianco, 1´anagiride, l´asfo­delo, il verbasco, la parietaria, il ficodindia, la quer­ciola .

I siti archeologici di Cava d´Ispica Nord
La parte Nord della Cava, partendo dal bivio a 9,5 km. della statale Ispica-Modica, si raggiunge dopo 5 km circa. Qui si trovano, a poca distanza gli uni dagli altri, vari siti archeologici: la Larderia in primo luogo, una grande catacomba paleocristiana databile tra il IV e il V secolo d. C. con più di 300 tombe distribuite su tre corridoi. In fondo al corridoio centrale si trova un cubicolo a baldacchino. Nei dintorni si possonovisitare il sacello rupestre di S. Maria, il Camposanto (60 tombe paleocristiane circa), le grotte cadute, il santuarietto di S. Nicola con sbiaditi affreschi bizantini (S. Nicola, Madonna con bambino), la grotta dei Santi, un santuario in cui si trovavano, fino a non molto tempo fa, almeno 30 figure di Santi in affresco in stile bizantino, la Spezieria (chiesetta rupestre triabsidata), la grotta della Signora con tombe a falsa tholos, e, sul pianoro, i ruderi della chiesa di S. Pancrati, un´ architettura a pianta longitudinale con abside trilobata (sec. V-VI d.C.), da rapportarsi ad una comunità rurale. Più distante verso nord è situata la necropoli di Baravitalla databile alla prima età del bronzo (facies castellucciana 1800-1400 a. C.): vi si trova una monumentale tomba a finti pilastri.

La catacomba paleocristiana di S. Marco
La catacomba di S. Marco si trova nella contrada omonima, nella parte finale della Cava, laddove la collina s´incontra con la pianura. E´ costituita da un corridoio lungo 40 metri circa, sui cui lati si trovano, in successione, più tombe. Sul lato sinistro dell´ingresso molto ampio si dirama un corridoio secondario.
Il corridoio principale, nella parte finale, rischiarato da tre lucernari, si allarga per far posto, al centro, a due tombe a baldacchino. Complessivamente si contano più di 250 tombe. A pochi metri di distanza, sul lato sinistro, un altro ambiente del cimitero ipogeico si articola lungo un piccolo corridoio. La catacomba, legata ad una comunita rurale, è da situare tra il IV e il V secolo d.C.
Per raggiungere la catacomba di S. Marco si va per la strada Ispica-Bufali-Marza. A due chilometri di distanza circa dal bivio Ispica-Pozzallo-Noto s´incontra, in aperta campagna, sulla destra, una trazzera (strada sterrata) che va percorsa per 800 metri circa.