Chiesa di San Bartolomeo

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La chiesa Madre, dedicata a S. Bartolomeo, situata in posi­zione sopraelevata nella piaz­za Regina Margherita, regi­stra due fasi costruttive: la struttura interna (tre navate) è settecentesca, mentre il pro­spetto è dell’Ottocento. La facciata propone un disegno (non si conosce ii progettista) che coniuga elementi della tra­dizione tardo-barocca con ele­menti neoclassici. Di una ten­denza stilistica del sec. XIX è, infatti, il suo preminente svi­luppo orizzontale, determina­to da due ordini, chiusi in alto da un largo timpano ad arco ribassato.

L’interno basilicale, a tre na­vate divise da pilastri di ordine toscano, si presenta unitario e con un respiro monumentale. Privo di decorazioni, consente una chiara leggibilità architet­tonica che mette in risalto l’e­legante ritmo delle finestre del secondo ordine, intervallate da lunette. Restano ancora integre sia la cupola ribassata del transetto, sia le eleganti cupole a padiglione delle cappelle delle navate laterali.

Chiesa di San Bartolomeo Monumento funebre di Don Giovanni Statella
Foto S. Brancati
Foto S. Brancati

Ai lati dei due altari del transetto vanno segnalate quattro sculture in stucco che purtroppo hanno subito infelici ridipinture: Mosè e Aronne (altare sinistro), Allegorie delle Virtù (altare destro).

Tra le opere da segnalare all’interno la tela della SS. Trinità con S. Francesco di Paola in preghiera (sec. XVIII), opera anonima di buona fattura; il monumento funebre di Don Giovanni Statella, (1638), un sarcofago in marmo rosso sostenuto da due leoni accovacciati e due putti reggistemma posti sopra il sarcofago. Molto deteriorate sono le due tele di S. Tommaso e di S. Nicola.

Crocifisso Ligneo

Crocifisso dipinto su croce lignea (secc.XV-XVI). Presenta un’interessante icono­grafia tardobizantina. Il Cristo nudo, con perizoma, dai tratti anatomici schematizzati, ha una testa reclinata in avanti all’interno di un nimbo sporgente dal piano ligneo.

Nelle estremità dei bracci della croce sono rappre­sentati Maria (a sinistra), Giovanni (a destra) e il pellicano in alto. Nella lettera di donazio­ne alla chiesa La marchesa Pilegra, vedova Statella, nel 1738, scrive: «credo esser opera di Trapani».


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